Intervista: Little Pieces of Marmelade

Intervista: Little Pieces of Marmelade

Intervista contribuito da Paola Paniccia di Futura1993

Un tramonto coi Little Pieces of Marmelade: fra suoni disturbanti e vibrazioni energiche

Suonano in due ma la loro potenza eguaglia quella di una band composta da più e più musicisti, la loro energia vibrante sarebbe in grado di spostare montagne, il loro sound è moderno, dinamico, ma con un certo sapore nostalgico del rock old school. Se non sapete di chi stiamo parlando, beh certamente dovete correre ad ascoltarli: loro sono i Little Pieces of Marmelade. Band marchigiana composta da Frankie e DD, che ha visto i suoi albori nei centri sociali locali, ha raggiunto la visibilità del grande pubblico grazie alla partecipazione all’ultima edizione di X-Factor, rimanendo comunque fedele al proprio concept ed alla propria immagine.

La loro musica dal vivo ha suoni a tratti malinconici, a tratti disturbanti, ma fa tutto parte del gioco: vogliono rendere i loro concerti un’esperienza estrema, con suoni che non si riescono a riprodurre tramite lo schermo di una tv. Noi di Futura 1993 abbiamo assistito ad un loro live, e ci hanno raccontato che in questa estate si stanno dividendo fra il tour in giro per l’Italia e la scrittura in studio. Nell’attesa quindi dell’uscita di nuova musica, vi consigliamo caldamente uno dei loro live esplosivi, ma intanto potete godervi qualche curiosità in più su di loro.

Ciao! Come state? Come sta andando il tour?

DD: Il tour è iniziato bene! Abbiamo fatto la prima data il 22 maggio, ed abbiamo riscontri molto positivi da parte della gente che viene, e per noi questo è fondamentale. Siamo contenti di suonare e questo già è tantissimo. Abbiamo avuto la conferma che le persone avevano ed hanno bisogno di questo tipo di musica dal vivo. Noi siamo abbastanza abituati a questo genere, per noi è normalità, ma ci è capitato di vedere persone che ci ringraziano in particolar modo, è vitale.

E a parte il tour cosa state facendo in questo momento?

Frankie: Allora noi stiamo dividendo questo tempo fra date estive e scrivere il disco, o meglio scrivere brani, o comunque sia scrivere che suonare live. Perciò è un periodo in cui non ci prefissiamo chissà quante cose, lasciamo andare le cose come vengono. In studio è tutto un po’ più aleatorio.

Perché che tipo di background avete? Quali locali frequentavate lì nelle Marche?

Frankie: Noi prima bazzicavamo soprattutto nell’“underground”, però anche lì capisci che a volte ti schifano con quelle dicerie tipo “Eh io suonato in più centri sociali di te” ecc. Noi siamo nati in un territorio dove la condivisione del palco e della musica era oro, quindi abbiamo vissuto in un ambiente di altruismo musicale. Ma ahimé noi per lavorare siamo dovuti passare per la tv, altrimenti non si lavorava.

Raccontateci un po’ i vostri albori. Com’è che vi siete conosciuti e quando avete deciso di voler fare musica?

DD: Ci siamo conosciuti da piccoli, tra amici, avevamo 14 anni. Avevamo iniziato a suonare con un progetto insieme, eravamo in quattro. Da lì poi siamo rimasti in due, e nel 2014 abbiamo fondato i Little Pieces of Marmelade. Per un anno abbiamo fatto solo prove, suonare, jam-session… Poi nel 2015 abbiamo iniziato a suonare veramente.

Frankie: Non ci siamo mai visti fare nient’altro che non sia questo.

DD: L’unica cosa che mi faceva capire che dovevamo fare musica è che rimanevamo 12 ore in sala prove o a casa a suonare la chitarra, invece di uscire a fare l’aperitivo. Siamo rimasti a suonare in due appunto per quello, gli altri otto ore di prove non le facevano, noi eravamo gli unici due stronzi che continuavano.

Perché definite il vostro genere porn punk?

Frankie: Come diciamo spesso, è un po’ una presa in giro, un gioco dovuto al fatto che secondo noi non si può etichettare sempre tutto.

Perché avete scelto un utero come vostro simbolo?

DD: È un disegno di Frankie.

Frankie: Perché si ricollega un po’ al discorso di One Cup of Happiness, di alcune tematiche. Innanzitutto, è una visione psichedelica che non ha una genesi vera e propria o ben definita. Ognuno può interpretarlo un po’ come vuole. Forse potrebbe intendere… no non ve lo dico! Ognuno ci vede quello che vuole.

C’è mai stato qualcosa a cui avete dovuto rinunciare, oppure un compromesso che avete dovuto accettare controvoglia, pur di fare musica?

DD: Mah, all’inizio pensavamo che fosse X-Factor un grande compromesso, poi alla fine ci ha portato a suonare ora. È una cannonata.

Poi in generale non ci siamo mai fatti troppi problemi nel fare le cose. Certo se avessimo dovuto accettare tutt’altra roba rispetto al nostro immaginario sicuramente avremmo detto di no, ma finora ci è andata sempre bene.

Frankie: Qualsiasi tipo di compromesso per riuscire a stare sul palco in qualsiasi situazione ecco. Che sia lavorativa, relazioni ecc. per noi la prima cosa è sempre stata il palco.

Quali sono le differenze fra il suonare sul palco di X-Factor e suonare in tour?

DD: Trovarsi su un palco come quello di X-Factor è stato veramente un qualcosa di inimmaginabile. Per dirti, la prima volta che siamo entrati nel main stage c’era la gente che piangeva.

Frankie: X-Factor però è tutto in funzione di un’esibizione di tre minuti, anche tecnicamente veniva tutto cablato per dover suonare in tv. Quindi si con il nostro suono, ma per la tv. Qui live una persona muore per come è violento il suono.

DD: Forse il compromesso era proprio quello, perché in tv il suono era un po’ calante, acciaccato.

Frankie: Per questo consigliamo a tutti di venire ai nostri live.

Molte band per i tour ingaggiano altri musicisti per riuscire a coprire tutti gli strumenti eseguiti in studio. Pensate che in futuro possiate avvertire anche voi quest’esigenza, sopratutto essendo in due? Siete aperti a quest’eventualità?

Frankie: Noi fin’ora, e penso ancora per un po’ di tempo, andiamo in studio pensandolo come un live, quindi non c’è molta sovraincisione, doppie voci, basso… In studio c’è quello che c’è live, quindi chitarra, batteria e voce. In futuro boh, non c’è mai limite. Per ora sentiamo che c’è tanto da fare, tanto da raccontare. Poi vedremo.

Avete qualche sorta di preparazione pre-concerto?

DD: Abbiamo i nostri riti…

Qual è il vostro obiettivo/sogno nel cassetto attuale?

Frankie: Sogno nel cassetto beh, continuare a fare questa roba di merda che facciamo.

DD: E conoscere John Frusciante!

Frankie: Ambizioni tante, ma sempre legate al discorso di portarci avanti con i suoni, con i pezzi, con i live, migliorarci sempre di più, diventare sempre più bravi.

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