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Mille Punti: Overtourism

Mille Punti: Overtourism

Mille Punti – OVERTOURISM

La pista da ballo come spazio di identità e appartenenza

by Jack Rush

Con OVERTOURISM, in uscita l’8 maggio per Polyamore Records, Mille Punti porta a compimento un percorso iniziato nel 2019 con Retrofuturo, sviluppato attraverso una ricerca coerente sul rapporto tra musica elettronica, dimensione live e identità. È un album che parte dalla club culture, ma che progressivamente la usa come terreno per interrogarsi su qualcosa di più ampio: cosa significa, oggi, costruire un’identità musicale italiana senza trasformarla in uno stereotipo da esportazione?

Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. L’overtourism, fenomeno legato alla saturazione dei luoghi e alla loro trasformazione in prodotti da consumare, diventa qui una metafora culturale. L’Italia è da tempo una macchina potentissima di autorappresentazione: paesaggi, cucina, moda, design, stile di vita. Immagini continuamente riprodotte fino a diventare cartoline. Ma cosa succede quando anche un certo “suono italiano” rischia di subire lo stesso processo, venendo codificato, replicato e consumato?

È da questa domanda che prende forma OVERTOURISM.

Mille Punti definisce il proprio approccio come “Musica Elettronica all’Italiana”, formula che potrebbe facilmente scivolare nella nostalgia o nell’ennesimo revival italo-disco, ma che qui viene utilizzata in maniera più ambiziosa: non per ricostruire il passato, bensì per provare a capire cosa possa significare oggi un’identità elettronica italiana.

La scelta produttiva è radicalmente coerente con questa idea. Pochissima strumentazione, completamente analogica, strutture essenziali e una scrittura che rinuncia deliberatamente all’eccesso. La musica di Mille Punti non accumula: sottrae. Cassa dritta, sintetizzatori, bassi, pochi elementi ripetuti fino a trasformarsi in qualcosa di fisico. È una musica pensata per essere suonata e vissuta, più che semplicemente riprodotta.

Ed è proprio la ripetizione uno degli elementi centrali dell’album. Le parole vengono ridotte all’essenziale, spesso fino a perdere la loro funzione narrativa per diventare ritmo, mantra, gesto collettivo. È un procedimento che porta il testo fuori dalla dimensione tradizionale della canzone e lo restituisce al corpo.

In Occhiali Veloci, per esempio, la ripetizione delle stesse due parole per quattro minuti a 135 BPM non è un vezzo minimalista, ma il cuore stesso del brano. Un oggetto iconico della cultura notturna diventa simbolo identitario, mentre la voce si trasforma in un ulteriore elemento percussivo. È la pista da ballo intesa come luogo rituale: non serve necessariamente raccontare qualcosa quando il corpo sta già partecipando.

Malinconia Mediterranée, primo brano scritto per l’album, è probabilmente quello che più esplicitamente concentra la domanda alla base del progetto. Come costruire una musica elettronica italiana contemporanea in un Paese che ha già trasformato i propri cliché in prodotti globali? La risposta non è il revival nostalgico e nemmeno il rifiuto della tradizione. Mille Punti prova piuttosto a stare nel mezzo, facendo convivere una certa malinconia melodica con una pulsazione costante.

Se Malinconia Mediterranée rappresenta il centro teorico del disco, Ore Scure ne costituisce quello emotivo. L'album si apre in una dimensione trattenuta, quasi claustrofobica, che fotografa il momento in cui una vecchia identità non è più abitabile ma una nuova non è ancora emersa. Non c’è una liberazione immediata: la tensione viene costruita lentamente, preparando il terreno a ciò che seguirà.

In Scelte Sbagliate, invece, l’identità passa attraverso la deviazione. L’errore, normalmente considerato qualcosa da evitare, diventa qui una possibile forma di autenticità. È un tema semplice ma efficace: per tutta la vita impariamo a riconoscere ciò che dovrebbe essere la scelta giusta, mentre la costruzione di un’identità personale passa spesso proprio dalla capacità di scegliere diversamente.

Il contrasto tra ricerca di equilibrio e inquietudine torna in Una Pace Interiore. Il titolo promette una soluzione che la musica continuamente nega. A 150 BPM, la cassa dritta diventa quasi un dispositivo di fuga: più il brano invoca la pace, più la sua struttura ossessiva rivela l’impossibilità di raggiungerla.

A metà album arriva Interludio Selvaggio, episodio strumentale che funziona come una sorta di spartiacque. Le suggestioni della house europea e dell’eurodance anni ’90 emergono senza trasformarsi in citazione esplicita. È un passaggio importante perché dimostra come Mille Punti possa dialogare con una memoria musicale precisa senza esserne prigioniero.

Da lì il disco torna progressivamente verso una dimensione più fisica. La Voglia, sostenuta da un synth bass particolarmente marcato, traduce musicalmente l’urgenza e il desiderio di inseguire qualcosa che sembra continuamente spostarsi più avanti. È anche uno dei brani in cui appare più evidente la natura live del progetto.

Disco Music Matador porta invece l’ironia al centro della scena. Il “matador” può essere distruttore o salvatore della disco music, e l’ambiguità diventa una riflessione interna al linguaggio della club culture stessa. Mille Punti non si limita quindi a utilizzare la disco come repertorio estetico: ne mette in discussione anche i codici e il rapporto con la contemporaneità.

Poi arriva Ultima Canzone, una chiusura particolarmente significativa. Quando le luci si accendono, la pista si svuota e la comunità temporanea costruita durante la notte si dissolve. Rimane la memoria di qualcosa che è esistito soltanto perché condiviso. Il brano evita il grande finale celebrativo e preferisce una dissolvenza emotiva, coerente con l’idea dell’album: la pista da ballo non è soltanto un luogo di evasione, ma uno spazio in cui l'individuo può temporaneamente smettere di essere soltanto individuo.

Ed è forse questo il punto più interessante di OVERTOURISM. Sotto la superficie della cassa dritta, dei sintetizzatori analogici e delle suggestioni italo/disco, il disco parla soprattutto di appartenenza.

La pista da ballo diventa uno dei pochi luoghi contemporanei in cui identità individuale e identità collettiva possono sovrapporsi senza necessariamente annullarsi. Si entra come individui e, attraverso la ripetizione del ritmo, ci si ritrova parte di qualcosa di più grande. Il corpo arriva prima del pensiero. Il gesto ripetuto diventa un codice condiviso. La musica diventa temporaneamente una forma di comunità.

È una prospettiva che permette anche di leggere diversamente il percorso di Mille Punti. Da Retrofuturo a Supervintage Disco Rave, passando per gli EP Il Sogno e Discoteca Deconstruction, fino al dialogo internazionale consolidato anche attraverso la presenza nella compilation Italomania Vol. 3 di Toy Tonics, il progetto ha progressivamente spostato il proprio interesse dal recupero di un'estetica alla ricerca di un linguaggio.

Con OVERTOURISM, quella ricerca diventa più esplicita e consapevole.

Il risultato non è un disco che cerca semplicemente di dimostrare che l’italo-disco può ancora funzionare. È piuttosto un tentativo di capire se sia possibile prendere un linguaggio musicale ormai fortemente codificato, liberarlo dalla nostalgia e usarlo per parlare del presente.

La risposta di Mille Punti passa attraverso nove brani, pochissimi strumenti, molte ripetizioni e una pista da ballo che, alla fine, si rivela molto più di un semplice luogo dove ballare.

È uno spazio di fuga, certo. Ma anche di riconoscimento. Di identità. E, soprattutto, di appartenenza.

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